Perché non sono mai stati trovati resti umani sul luogo del naufragio del Titanic?
Più di 1.500 vite sono andate perdute in una delle più grandi tragedie marittime della storia, eppure gli esploratori hanno portato alla luce solo scarpe e oggetti sparsi, mai una traccia delle persone che le indossavano. È stata colpa delle correnti impetuose dell’oceano, degli spazzini delle profondità marine o di qualcosa di più misterioso? Gli scienziati offrono intuizioni sorprendenti, ma rimangono alcune domande senza risposta.
L’affondamento del Titanic, avvenuto il 15 aprile 1912 al largo delle coste di Terranova, rimane una delle più devastanti tragedie marittime della storia, con la morte di oltre 1.500 persone tra passeggeri ed equipaggio. Nonostante oltre un secolo di fascino e di ricerche, compresa la riscoperta da parte del dottor Robert Ballard nel 1985, nessun resto umano è mai stato ritrovato sul luogo del naufragio. Ciò ha alimentato speculazioni e curiosità, ma i fattori scientifici e ambientali forniscono una spiegazione chiara.
La riscoperta del Titanic
Il Titanic fu scoperto a circa 370 miglia (600 chilometri) a sud-est di Terranova, in Canada, a una profondità di 3,81 km (12.500 piedi). La spedizione guidata dal dottor Robert Ballard utilizzò tecnologie all’avanguardia per l’epoca, tra cui il veicolo a comando remoto Argo, per localizzare il relitto. La nave fu trovata in due pezzi principali, la prua e la poppa, sparsi in un campo di detriti di circa 487,68 m.
Le osservazioni iniziali hanno rivelato artefatti inquietanti come scarpe, vestiti e oggetti personali, ma nessuna traccia di resti umani. Come ha spiegato Ballard alla NPR, “le profondità marine sono un luogo biologicamente molto attivo. Tutto ciò che era commestibile è stato mangiato molto tempo fa“. Le scoperte del suo team hanno dato il via a una comprensione più approfondita delle dure condizioni del relitto.
Il destino delle vittime
L’assenza di resti umani è dovuta a diversi fattori chiave:
- Correnti oceaniche: Le forti correnti dell’Atlantico settentrionale hanno probabilmente portato molti corpi lontano dal relitto nelle ore e nei giorni successivi all’affondamento. Navi di recupero, tra cui la CS Mackay-Bennett, hanno riferito di aver trovato corpi che galleggiavano a chilometri di distanza dalle coordinate del Titanic.
- Giubbotti di salvataggio e galleggiamento: Molte vittime indossavano giubbotti di salvataggio, che li mantenevano in galleggiamento per un certo periodo. Le tempeste e le onde dispersero rapidamente i corpi galleggianti e quelli non recuperati si decomposero o affondarono nel tempo.
Condizioni chimiche e biologiche del relitto
Il luogo dove giace il Titanic si trova in un ambiente ostile alla conservazione della materia organica. Diversi fattori contribuiscono all’assenza di resti umani:
- Profondità di compensazione del carbonato di calcio: Al di sotto dei 3.000 piedi (914,4 m), l’acqua di mare diventa insatura di carbonato di calcio, un minerale fondamentale per le ossa. Secondo Ballard, in queste condizioni “le ossa si dissolvono”, senza lasciare traccia dopo che gli spazzini hanno consumato i tessuti molli.
- Spazzini biologici: Gli organismi delle profondità marine, tra cui pesci, crostacei e batteri, consumano rapidamente il materiale organico. Anche nelle acque più profonde e fredde, il processo di decomposizione è accelerato da questi spazzini.
- Deterioramento strutturale: nel corso del tempo, la struttura del Titanic si è degradata a causa dell’enorme pressione dell’acqua e dell’azione corrosiva dell’acqua salata, complicando ulteriormente la potenziale conservazione dei resti.
Confronti con altri relitti
Resti scheletrici sono stati ritrovati su relitti storici come quello della Mary Rose (affondata nel 1545) e del Vasa (1628). Queste navi, tuttavia, sono affondate in condizioni più favorevoli alla conservazione:
- La Mary Rose, affondata nel 1545 a Solent, un braccio di mare che separa l’Isola di Wight dalla terraferma della Gran Bretagna. I sedimenti poco profondi e poveri di ossigeno rallentavano la decomposizione.
- Il Vasa, affondato nel 1628 davanti al Porto di Stoccolma, Svezia. Qui l’acqua fredda e salmastra proteggeva le ossa dalla dissoluzione.
- Titanic, affondato nel 1912 nell’Oceano Atlantico settentrionale. Acque profonde, spazzini del mare e dissoluzione delle ossa.
Scomparti sigillati: Speranza di scoperte?
Alcuni esperti, tra cui gli storici del Titanic, hanno ipotizzato che aree sigillate del relitto, come la sala macchine o parti dei ponti inferiori, possano ancora ospitare resti conservati. Queste sezioni, isolate dagli spazzini e dalle correnti ricche di ossigeno, potrebbero teoricamente offrire condizioni di conservazione migliori. Tuttavia, come ha osservato Ballard, l’immensa pressione dell’acqua e il crollo strutturale avvenuto nel corso di 113 anni rendono questa ipotesi sempre più improbabile.
L’eredità duratura del Titanic
I manufatti recuperati, che vanno dalle stoviglie agli oggetti personali come le scarpe, offrono un legame toccante con le vite perse in quella fatidica notte. Il relitto stesso funge da monumento marittimo, ricordando al mondo il costo umano dell’arroganza e il fascino duraturo della nave che un tempo era considerata “inaffondabile”.